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	<title>der Arbeiter &#187; Sindacati</title>
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	<description>Nel tempo dell&#039;inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario (Orwell)</description>
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		<title>Ben fischiato!</title>
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		<pubDate>Fri, 21 Oct 2011 21:27:55 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: verdana,geneva;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #0000ff;">Si legge sul sito de La Repubblica che alla manifestazione della FIOM tenutasi oggi a Roma in piazza del Popolo con la partecipazione dei lavoratori del gruppo FIAT e di Fincantieri, la sig.ra Camusso, attuale segretario generale della CGIL, avrebbe tenuto il proprio intervento &#8220;con un leggero ma costante sottofondo di fischi&#8221;. Se risultasse confermato, forse vorrebbe dire che tra gli operai della FIOM qualcuno potrebbe essersi ricordato di quando, come e perché la sig.ra Camusso venne di fatto allontanata dalla categoria, anni fa.<br />
Personalmente ritengo che Guglielmo Epifani, conosciuto per la sua moderazione, ma anche per la sua onestà, abbia commesso un grave errore nel contribuire a fare della sig.ra Camusso il proprio successore.<br />
E dunque se quel &#8220;leggero ma costante sottofondo di fischi&#8221; c&#8217;è stato, leggero secondo opportunità ma costante secondo giustezza, provo una sincera simpatia per chi, con responsabile misura ma con inequivocabile chiarezza, si fosse così bene espresso.<br />
MS</span></span></span></p>
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		<title>Se i sindacalisti sono corrotti le relazioni industriali sono infette</title>
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		<pubDate>Sun, 29 May 2011 13:11:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Webmeister</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://napoli.repubblica.it/cronaca/2011/05/17/news/arresti_per_mazzette_all_azienda_di_trasporti-16369361/" target="_blank"><img style="float: left;" src="http://www.der-arbeiter.eu/wordpress/wp-content/uploads/2011/05/20110529-1.gif" alt="" /></a></p>
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		<title>Un patto scellerato &#8211; parte sesta</title>
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		<pubDate>Thu, 13 Jan 2011 22:31:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Webmeister</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Contemporaneamente la divisione mondiale del lavoro consente forme sempre più esasperate e ricattatorie di dumping sociale per cui alla c.d. delocalizzazione delle attività produttive (tipicamente, così la Cina sottoposta a una mafia rossa è divenuta un immenso Sweat Shop globale) &#8230; <a href="https://www.der-arbeiter.eu/wordpress/2011/01/13/un-patto-scellerato-parte-sesta/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: verdana,geneva;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #0000ff;">Contemporaneamente la divisione mondiale del lavoro consente forme sempre più esasperate e ricattatorie di dumping sociale per cui alla c.d. delocalizzazione delle attività produttive (tipicamente, così la Cina sottoposta a una mafia rossa è divenuta un immenso Sweat Shop globale) fa da contraltare, sempre più evidentemente, la <em>cinesizzazione</em> globalizzante delle condizioni economiche e di lavoro nei paesi dove, accampando a pretesto l’inderogabile necessità di fronteggiare una competizione d’affari ineluttabilmente globale, oltre a favorire massicce iniezioni di manodopera immigrante per abbassare i prezzi sul cosiddetto “mercato del lavoro” s’introducono, con l’ausilio di legislatori compiacenti o controllati o comprati, normative di sostegno a varie forme di <span style="text-decoration: underline;">neoschiavismo</span> che da criptiche si fanno conclamate.<br />
Quella che pomposamente e spudoratamente spesso è definita “Deregulation”, e che nella logica del darwinismo sociale dovrebbe applicarsi tanto ai cosiddetti mercati finanziari quanto, all&#8217;altro capo di un lungo fil rouge, ai rapporti di lavoro dipendente (intendendo per tali quelli che indipendentemente dal nomen iuris integrino una subordinazione effettiva del prestatore al datore), altro non è che la paludata manifestazione di un Faustrecht primordiale da senzalegge e che dunque lede in radice lo stesso valore essenziale di libertà. In una società organizzata infatti, come acutamente osservava John Locke, dove non c’è Legge non c’è libertà.<br />
<strong>6)</strong> A una tal concezione, per quanto più da presso ci riguarda, possonsi evidentemente ascrivere l&#8217;aggressione tutta ideologica al pubblico impiego e più in generale ai pubblici servizi che soddisfano bisogni collettivi essenziali (dall&#8217;acqua alla scuola alla sanità), la truffa legalizzata che viene perpetrata con la continuativa manomissione del sistema pensionistico e l’ausiliario favoreggiamento delle forme privatistiche, la destrutturazione del rapporto di lavoro (stage che mascherano lavoro gratuito, parasubordinazioni e prestazioni “professionali” patentemente fittizie, precariato infinito et cetera) della quale prime vittime sono le nuove generazioni, cui viene così preclusa la possibilità di coltivare progetti autentici di vita.<br />
Tutt’altra cosa sarebbe costituire forme socialmente decorose di elasticità del rapporto di lavoro, soprattutto nella fase d&#8217;ingresso, che potrebbero essere compatibili, in particolare, con specializzazioni e funzioni lavorative nuove sia nel contenuto che nelle modalità di svolgimento. Ma non è questo, evidentemente, ciò a cui si mira, bensì a un rivolgimento radicale, di portata eversiva, dell&#8217;ordine sociale esistente, in virtù del quale una ristretta cerchia di oligarchi pervenga a dominare una massa inebetita e prostrata di animali da lavoro. Ciò può essere compiutamente realizzato, però, sotto condizione che la relativa ideologia di supporto progressivamente assurga al rango effettivo di pensée totalitaire, e di tale processo si dà carico una comunicazione di massa truccata e ben pianificata, che opera coi tipici e ormai sofisticati metodi della persuasione occulta. Per esempio la spettacolarizzazione degli eventi condotta a forme estreme che stuzzichino morbosità latenti; la devastazione culturale portata da “prodotti” che rincorrono gli istinti più grossolani agli antipodi di ogni finalità didattica; la manipolazione delle menti attraverso l&#8217;imposizione reiterata di ginnastiche dell&#8217;obbedienza e di controlli eterofinalizzati (tipicamente sotto il pretesto della “sicurezza”);  l&#8217;induzione di mistificanti sogni-lotteria che menano alla rassegnazione collettiva alimentando l&#8217;illusione da furbetti straccioni che ci si possa arrangiare in proprio; quant&#8217;altro serva allo scopo strategico di rimuovere preventivamente dal corpo sociale l&#8217;idea – suggerita dall’osservazione e dall’esperienza dei semplici  fatti – che nel sistema del  liberismo totalitario a dominare siano, irrimediabilmente, la miseria e la disperazione.<br />
MS<br />
(continua – la prima, la seconda, la terza, la quarta e la quinta parte sono rispettivamente del 25, del 26, del 27, del 28 e del 29 dicembre 2010)</span></span></span></p>
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		<title>Un patto scellerato &#8211; parte quinta</title>
		<link>https://www.der-arbeiter.eu/wordpress/2010/12/29/un-patto-scellerato-parte-quinta/</link>
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		<pubDate>Wed, 29 Dec 2010 22:49:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Webmeister</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Con una prima mossa, peraltro non ancora portata a totale compimento, il globalismo mercatista ha mirato alla demolizione del modello tipicamente europeo del “Welfare State” onde trasferire al grande capitale (vedi “privatizzazioni”, etc.), e nel più lungo termine a quello &#8230; <a href="https://www.der-arbeiter.eu/wordpress/2010/12/29/un-patto-scellerato-parte-quinta/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: verdana,geneva;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #0000ff;">Con una prima mossa, peraltro non ancora portata a totale compimento, il globalismo mercatista ha mirato alla demolizione del modello tipicamente europeo del “Welfare State” onde trasferire al grande capitale (vedi “privatizzazioni”, etc.), e nel più lungo termine a quello di speculazione finanziaria, le ingenti risorse frutto dell’esproprio.<br />
L’apparato propagandistico messo in campo all’uopo, per il lavaggio collettivo del cervello verosimilmente più vasto di tutta la storia umana conosciuta, si è potuto avvalere del controllo quasi incontrastato di mezzi di comunicazione di massa dotati ormai di una formidabile potenza. Ciò ha consentito una manipolazione pianificata e sistemica dell’informazione, attuata in forme anche assai raffinate, fino all’inoculazione di slittamenti semantici pervasivi – per esempio col chiamare “riforme” la manomissione reazionaria delle normative e prerogative sociali, “moderazione” un tale forsennato attacco ai livelli di vita dei popoli e “rivoluzione liberale” l’involuzione socialdarwinista correlata – che è risultata essere un metodo oltremodo efficace di devastazione culturale e di abbrutimento degli spiriti, fino al punto di rendere perpetrabile l’ecumenica rapina in corso con il sostanziale, ancorché viziato, consenso dei rapinati. Il c.d. <em>American Dream</em> (rectius: <em>American Nightmare</em>), per esemplificare, è un ottimo oppiaceo che induce a una rassegnata apatia sociale di massa mediante l’abile coltivazione dell’illusione stessa, come se un mercato “libero” esistesse davvero; dall’altra parte la corruzione morale e materiale di buona parte almeno dei politicanti – spesso ridotti a semplici burattini, legislatori o esecutori – ben completa l’opera.<br />
Con una mossa ulteriore, in pieno svolgimento, il globalismo mercatista ha spinto alla finanziarizzazione interdipendente delle economie primarie, fino ai parossismi apparentemente demenziali che innescarono l’attuale crisi, in un quadro di divisione mondiale del lavoro ove ad alcuni grandi paesi “in via di sviluppo” toccava il ruolo – accettato molto di buon grado – di opifici generali.</span><span style="color: #0000ff;"> Perseguire l’obiettivo della rendita finanziaria – senza alcun nesso relazionale tra la ricchezza fittizia così rappresentata e quella effettiva, tangibile, esigibile a livello planetario – riduce il reddito da lavoro, e non solo da lavoro subordinato, a valore essenzialmente residuale: le grandi attività produttive, d’altronde, più non si gestiscono in funzione della prospettiva industriale d’impresa ma sempre più spesso con riguardo ai profitti finanziari che possonsi trarne, per esempio manovrando onde accrescere il valore delle azioni. Esemplare, quasi dieci anni fa, fu il caso Danone, un’impresa globale che realizzava buoni profitti e che per ingrassare ulteriormente gli investitori azionisti attuò una massiccia riduzione del personale: il prezzo del titolo lievitò ma l’impresa fu oggetto di un combattivo boicottaggio globale che intelligentemente molto si avvalse anche della Internet con buon esito.<br />
Il ruolo più deleterio nella dilagante finanza speculativa, però, spetta forse a molti di quei soggetti “istituzionali” (fondi pensione, fondi di investimento, società assicurative, banche d’affari, gestori del risparmio, etc.) i quali, usando denaro non proprio, spesso ricorrono a strategie spregiudicate – sia in quanto all’impatto sociale sia in quanto ai rischi assunti, magari ricorrendo a particolari strumenti operativi – allo scopo di massimizzare nel più breve tempo possibile i profitti e quindi i correlati compensi degli amministratori. Di questa infida galassia Luciano Gallino ha presentato un’interessante panoramica nel suo recente libro “Con i soldi degli altri”, pubblicato da Einaudi nel 2009.<br />
MS<br />
(continua – la prima, la seconda, la terza e la quarta parte sono del 25, del 26, del 27 e del 28 dicembre 2010)</span></span></span></p>
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		<title>Un patto scellerato &#8211; parte quarta</title>
		<link>https://www.der-arbeiter.eu/wordpress/2010/12/28/un-patto-scellerato-parte-quarta/</link>
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		<pubDate>Tue, 28 Dec 2010 22:51:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Webmeister</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Negli anni ’70 del secolo passato, all’apice di un processo redistributivo pluridecennale che aveva attraversato la stessa guerra, la ricchezza nell’occidente capitalistico era distribuita, lungo la scala sociale, con migliore equilibrio che in qualunque altro momento storico. In Scandinavia si &#8230; <a href="https://www.der-arbeiter.eu/wordpress/2010/12/28/un-patto-scellerato-parte-quarta/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: verdana,geneva;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #0000ff;">Negli anni ’70 del secolo passato, all’apice di un processo redistributivo pluridecennale che aveva attraversato la stessa guerra, la ricchezza nell’occidente capitalistico era distribuita, lungo la scala sociale, con migliore equilibrio che in qualunque altro momento storico. In Scandinavia si ipotizzavano soluzioni ardite di redistribuzione ancora più avanzata (e.g. la tassazione negativa).<br />
La reazione liberista degli anni ’80, precorritrice di globalizzazione e mondialismo, pervenì ad arrestare e a capovolgere quella tendenza generando con crescente impeto, dalla monopartizione del pianeta prodottasi dopo il collasso del sistema sovietico in avanti, i fenomeni di aberrazione economica, culturale e sociale oggi in essere.<br />
Son trascorsi pochi giorni dalla presentazione del nuovo rapporto di Bankitalia “La ricchezza delle famiglie italiane”, scaricabile <a href="http://www.bancaditalia.it/statistiche/stat_mon_cred_fin/banc_fin/ricfamit/2010/suppl_67_10.pdf" target="_blank"><em><span style="text-decoration: underline;">qui</span></em></a> in formato pdf, che tra le altre cose, analizzando la distribuzione della ricchezza netta nel paese nel corso del decennio 1998-2008 (tavola 4A del documento), indica come la relativa percentuale complessivamente detenuta dal 10% delle famiglie più facoltose oscillasse in un intervallo compreso tra il 42,9% minimo del 2004 e il 47,5% massimo del 2000, mentre il 50% delle famiglie più povere, nello stesso periodo, complessivamente ne godevano in una misura variabile tra il 9,3% minimo del 1998 e il 10,1% massimo del 2004: una sostanziale stabilizzazione al negativo di una sperequazione grave, alla quale risulta affatto indifferente l’avvicendarsi, nel periodo dato, di coalizioni differenti al governo – coalizioni tra le quali, evidentemente, le differenze rispettive anche nel campo delle politiche socioeconomiche potevano risultare fors’anche <span style="text-decoration: underline;">importanti</span>, a volte, ma non già <span style="text-decoration: underline;">essenziali</span>. Va tenuto conto, per una migliore lettura dei dati succitati, che nello stesso documento si stima (tavola 1A) una ricchezza netta per famiglia che per il decennio preso in considerazione passa, a prezzi costanti 2009, dalla media nazionale di 334.950 euro nel 1998 a quella di 356.116 euro nel 2008, con un forte calo tra il 2007 e il 2008.<br />
Questa situazione, esemplificata nella citazione del rapporto di Bankitalia ma attestata in ogni rilevazione statistica dotata di un fondamento minimamente serio, evidenzia l’epocale trasferimento di risorse disponibili avvenuto come già accennato nell’ultimo trentennio tra capitale e lavoro (lo schema non sarebbe invero così semplicistico, ma così può essere riassunto in una battuta). Su questo tema un certo documentato approfondimento è stato effettuato da Marco Panara nel suo recente saggio “La malattia dell’occidente”, uscito per Laterza nel 2010.<br />
MS<br />
(continua – la prima, la seconda e la terza parte sono del 25, del 26 e del 27 dicembre 2010)</span></span></span></p>
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		<title>Un patto scellerato &#8211; parte terza</title>
		<link>https://www.der-arbeiter.eu/wordpress/2010/12/27/un-patto-scellerato-parte-terza/</link>
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		<pubDate>Mon, 27 Dec 2010 22:46:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Webmeister</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Va sottolineato qui che l’art. 39 della Costituzione, laddove stabilisce che i sindacati liberamente costituiti siano registrati, e sotto condizione che i relativi statuti “sanciscano un ordinamento interno a base democratica”, è tuttora inapplicato non solo &#8211; com’è ben evidente &#8230; <a href="https://www.der-arbeiter.eu/wordpress/2010/12/27/un-patto-scellerato-parte-terza/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: verdana,geneva;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #0000ff;">Va sottolineato qui che l’art. 39 della Costituzione, laddove stabilisce che i sindacati liberamente costituiti siano registrati, e sotto condizione che i relativi statuti “sanciscano un ordinamento interno a base democratica”, è tuttora inapplicato non solo &#8211; com’è ben evidente – per gli aspetti formali, ma anche – quel che risulta decisivo – in quelli sostanziali.<br />
Non è infatti praticata né prevista alcuna modalità di accertamento oggettivo della reale consistenza democratica (sistema di affiliazione, quote di tesseramento, modalità di  espressione del pensiero e di formazione del consenso, procedure di designazione degli organismi, etc.), né della effettiva correttezza dei rispettivi conti economici e bilanci, nemmeno per quelle associazioni sindacali che, data la maggiore importanza, sono parte considerevole della politica nazionale.<br />
Per trattarsi di associazioni che già ora, assai impropriamente, svolgono funzioni parapubblicistiche e che nell’impostazione ideologica del sig. Sacconi ancor più dovrebbero svolgerne, con attribuzione diretta o indiretta di risorse finanziarie e potere concorrente o autonomo di spesa delle stesse, la trasparenza lascia alquanto a desiderare. Non sarà per caso se i papaveri sindacali, soprattutto i rappresentanti delle associazioni organizzativamente più deboli tra le maggiori e che dunque di risorse esterne maggiormente abbisognano per mantenersi, strillano indignate proteste di lesa autonomia ogni volta che appena si affacci l’ipotesi di una regolamentazione, qualechessia, delle attività che istituzionalmente le associazioni rispettive dovrebbero svolgere.<br />
Per farsi un’idea generale delle prebende e del potere diramato in infinite nicchie, fuori dalle sedi tipiche della contrattazione, di cui oggi godono le maggiori associazioni sindacali nel paese e che spesso sono appannaggio di apparati burocratici pletorici e autoreferenziali, un’interessante lettura   è offerta dal breve saggio d’inchiesta, pur a volte impreciso, “L’altra casta”, pubblicato dal giornalista Stefano Livadiotti per Bompiani nel 2008.<br />
Dunque, la questione della libera, autonoma rappresentanza sindacale ai diversi livelli, legittimata dal consenso effettivo degli associati in applicazione dell’art. 39 della Costituzione (già trattata su questo sito nell’intervento intitolato “Difetto di legislazione” le cui tre parti finora pubblicate risalgono ai giorni 3, 5 e 11 settembre scorso) e che finora, volutamente, non mai è stata regolamentata, oggi si presenta con ancor maggiore fondamento e urgenza. Non che appaia verosimile, nel breve, il suo scioglimento in soluzioni concrete, ma ciò testimonia quasi icasticamente le contraddizioni incomponibili, mascherate a malapena grazie alle manipolazioni operate dalla comunicazione di massa, di un sistema che della democrazia, ancorché in ingannevoli forme rappresentative, ha fatto solo il suo mantra propagandistico quotidiano nel momento in cui sempre più sistematicamente la conculca in essenza.<br />
<strong>5)</strong> Il globalismo mercatista, che secondo il mendace paradigma dello sviluppo a crescita illimitata e i suoi banditori ed encomiasti infami avrebbe dovuto recare benessere all’universo mondo, per quanto riguarda l’Europa – che è quanto ci interessa &#8211; risulta sempre più evidentemente in una dinamica di pesante arretramento sociale, di immiserimento generalizzato di una estesa fascia di popolazione, di caduta delle prospettive e delle speranze esistenziali delle nuove generazioni. La povertà assoluta o apparente si riduce al punto in cui, emblematicamente e non già per caso, anche mendicanti e clandestini possono spesso disporre di un telefono mobile magari con funzioni multimediali, ma al contempo la povertà misurata in termini relativi, cioè contestualizzati e socialmente comparabili, si estende a macchia d’olio e attrae, a precipitazione, profili sociali che storicamente ne erano indenni.<br />
MS<br />
(continua – la prima e la seconda parte sono del 25 e del 26 dicembre 2010)</span></span></span></p>
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		<title>Un patto scellerato &#8211; parte seconda</title>
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		<pubDate>Sun, 26 Dec 2010 10:55:43 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[4) Ancor più fortemente ponesi, appetto a svolgimenti siffatti, il tema della legittimazione della rappresentanza sindacale. Nell’allegato 1 al patto di Mirafiori del 23 dicembre, sotto il titolo “Diritti sindacali”, si dispone che le RSA di cui all’art. 19 della &#8230; <a href="https://www.der-arbeiter.eu/wordpress/2010/12/26/un-patto-scellerato-parte-seconda/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: verdana,geneva;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #0000ff;"><strong>4)</strong> Ancor più fortemente ponesi, appetto a svolgimenti siffatti, il tema della legittimazione della rappresentanza sindacale.</span></span></span><br />
<span style="font-family: verdana,geneva;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #0000ff;">Nell’allegato 1 al patto di Mirafiori del 23 dicembre, sotto il titolo “Diritti sindacali”, si dispone che le RSA di cui all’art. 19 della Legge 300/1970  (“Statuto dei Lavoratori”) possano essere costituite dalle associazioni firmatarie. Poiché il comma 1 dell’art. 19 predetto fu abrogato nel 1995 all’esito del relativo referendum, da allora non più (anche) i sindacati maggiormente rappresentativi sul piano nazionale come nell’originaria formulazione della norma, ma quelli soli che siano firmatari di contratti collettivi applicati nell’unità produttiva, indipendentemente dal numero degli associati, possono costituire proprie rappresentanze in questa.<br />
Fin qui poco di nuovo, apparentemente, ma non si dimentichi che il patto suddetto, secondo previsione, dovrà generare un contratto collettivo di primo livello, quindi sostitutivo per ogni effetto dell’attuale CCNL, da applicarsi a Mirafiori.<br />
Non essendovi obbligo giuridico, salvo casi particolari, di applicare ai rapporti di lavoro subordinato uno specifico contratto collettivo, ne deriva sul piano generale che qualunque datore di lavoro voglia legittimare, a propria convenienza, sindacati più o meno fittizi indipendentemente dalla rappresentatività effettiva degli stessi, potrà convenire con essi accordi <em>ad hoc</em> eludendo nella sostanza la previsione di cui all’art. 17 della stessa Legge 300/1970 circa i sindacati di comodo “<em>È fatto divieto ai datori di lavoro ed alle associazioni di datori di lavoro di costituire o sostenere, con mezzi finanziari o altrimenti, associazioni sindacali di lavoratori</em>”. Finora questa è stata un’ipotesi di scuola, comunque fallita nei pochi casi nei quali fu sperimentata, con in campo il precedente di Mirafiori potrebbe però concretizzarsi in misura impredicibile e anche in forme assai peggiori dell’archetipo stesso.<br />
Va rammentato, per inciso, che il sig. Sacconi bramerebbe rimpiazzare l’ancora vigente “Statuto dei lavoratori”, succitato, con uno “Statuto dei Lavori” di nuova fattura finalizzato tra l’altro a “<em>promuovere e sostenere il ruolo delle parti sociali, degli enti bilaterali e della mutualità</em>” (intervista al Corriere della Sera del 20 maggio 2010), il che fa ben capire a cosa punti costui. Ma pur nella vigenza delle attuali norme, come si è accennato, il patto di Mirafiori per il suo stesso rilievo potrà fare scuola presso quei datori privi di scrupoli (i cialtroni nei rapporti di lavoro si trovano tanto tra i prestatori quanto tra i datori, ma l’asimmetria della potenza rispettiva fa sì che siano questi ultimi a provocare il maggior danno) che ancora ad accordi di comodo e/o a “sindacati” ben accomodanti non avevano pensato, o che forse non avevano il coraggio di agire in tal senso.<br />
La diffusione di una squallida minuteria sociale, potenzialmente costituita da piccoli sindacatini fasulli costituiti <em>ad hoc</em> onde smerciare a poco prezzo, qua e là, “accordi collettivi” altrettanto <em>ad hoc</em>, ben si coniugherebbe, d’altronde, coi caratteri antropologici negativi insiti in comportamenti che ahimè sono assai largamente praticati nel paese.<br />
A livelli più alti, invece, quale possa essere in termini di prebende, di sottogoverno clientelare e di ristoro economico, il contraccambio strategico di una collaborazione sociale che traligni in collaborazionismo, risulta chiarissimo dalle parole dello stesso sig. Sacconi, surriportate.<br />
MS<br />
(continua &#8211; la prima parte è del 25 dicembre 2010)</span></span></span></p>
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		<title>Un patto scellerato &#8211; parte prima</title>
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		<pubDate>Sat, 25 Dec 2010 13:25:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Webmeister</dc:creator>
				<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Globalismo]]></category>
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		<description><![CDATA[Pur senza entrare nel dettaglio del patto, sottosegnato il 23 dicembre a Torino tra il sig. Marchionne e alcune associazioni minoritarie dei prestatori di lavoro subordinato per il nuovo autonomo sistema contrattuale da applicarsi allo storico stabilimento di Mirafiori, la &#8230; <a href="https://www.der-arbeiter.eu/wordpress/2010/12/25/un-patto-scellerato-parte-prima/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: verdana,geneva;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #0000ff;">Pur senza entrare nel dettaglio del patto, sottosegnato il 23 dicembre a Torino tra il sig. Marchionne e alcune associazioni minoritarie dei prestatori di lavoro subordinato per il nuovo autonomo sistema contrattuale da applicarsi allo storico stabilimento di Mirafiori, la rilevanza di un tale spunto m’induce a formulare qualche breve e schematica osservazione d&#8217;emblée.<br />
<strong>1)</strong> Nel sistema FIAT, che da impresa familistica assai spesso condizionò in negativo le sorti d’Italia, il passaggio in comando dall’onomastico Agnelli all’Elkann emblematicamente segnò il definitivo passaggio ideologico, sanzione di quello strutturale, all’àmbito del mercatismo globalista.<br />
Un àmbito dove gli affari, notoriamente, sono intrisi di finanza ambigua e gestiti per conto degli “investitori” da una casta di burocrati funzionali cosiddetti “Manager”, che poco o punto ha in comune con quello del capitalismo classico, industrialista e padronale.<br />
In quest’ultimo, infatti, anche nelle fasi e nei contesti di massima brutalità sociale la proprietà solitamente era identificabile e anzi, investendo denari nonché impegno personale, si assumeva in proprio i relativi rischi senza scaricarli, in forme diverse, sulla collettività onde lucrare, a volte per mezzo di delittuose ingegnerie, profitti più o meno cartacei, ma tanto ingiustificabili quanto immani.<br />
Non è da aspettarsi, in ogni modo, che il sistema FIAT restituisca allo Stato le enormi risorse che quest’ultimo per decenni gli ha graziosamente elargito a spese dei cittadini contribuenti.<br />
<strong>2)</strong> Il sig. Marchionne, già incensato dal sig. Bertinotti molto applaudito alla festa milanese di “Liberazione” nel 2006 quando proclamò “<em>Dobbiamo puntare ai borghesi buoni</em>”, sponsorizzazione questa già di per sé foriera di sciagure, è ben rappresentativo della casta di burocrati funzionali suddetta, cosmopolita e dunque senza patria, percettrice di emolumenti spropositati per essere integralmente dedita al profitto dei cosiddetti “investitori” senza  molto riguardo al resto. Secondo la tabella pubblicata sul n. 49 de L’Espresso, per inciso, il costo annuale del sig. Marchionne risulterebbe  di 4.782.000 euro, centotrentatrè volte la media individuale dei circa trentaseimila dipendenti.<br />
<strong>3)</strong> Alcuni soggetti, legittimati più che altro dall’interessato riconoscimento di quella che teoricamente dovrebbe essere la loro controparte, col patto del 23 dicembre scambiano principi essenziali (e garanzie normative, e.g. deroghe al D. lgs. 66/2003 in materia di riposi) con qualche soldo in più, palliando tanto mercato con la tiritera degli investimenti che permetteranno la sopravvivenza di Mirafiori. Penosa quanto inutile sceneggiata: il fetore dello Zeitgeist ancora in auge e delle dilaganti, conclamate sue infezioni opportunistiche è tale da mettere automaticamente in ridicolo qualunque alibi siffatto.<br />
Certo è che vedere come uno storico sindacato, fondato da Giulio Pastore e guidato, tra gli altri, dal probo Pierre Carniti e dall’onesto Savino Pezzotta, sia precipitato ai livelli della sua conduzione attuale suscita, prima che ripulsione, profonda tristezza. Soprattutto al pensiero dei tanti che vi dedicarono, disinteressatamente, una vita d’impegno.<br />
Degli altri soggetti figuranti non merita dire.<br />
MS<br />
(continua)</span></span></span></p>
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		<title>C&#8217;era una volta un sindacato</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Oct 2010 07:42:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Webmeister</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Rob de matt]]></category>
		<category><![CDATA[Sindacati]]></category>

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		<description><![CDATA[]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.repubblica.it/cronaca/2010/10/27/news/in_malattia_va_a_contestare_bonanni_licenziato-8491658/" target="_blank"><img style="float: left;" src="http://www.der-arbeiter.eu/wordpress/wp-content/uploads/2010/10/20101027.gif" alt="" /></a></p>
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		<title>Difetto di legislazione &#8211; parte terza</title>
		<link>https://www.der-arbeiter.eu/wordpress/2010/09/11/difetto-di-legislazione-parte-terza/</link>
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		<pubDate>Sat, 11 Sep 2010 18:56:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Webmeister</dc:creator>
				<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Legislazione]]></category>
		<category><![CDATA[Sindacati]]></category>

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		<description><![CDATA[A quell’epoca la caduta del Muro di Berlino prima, che portò al superamento del PCI (1991), e dipoi l’inchiesta Mani Pulite, che determinò il crollo dei partiti politici tradizionali (1992-1993), ebbero una duplice conseguenza: i vincoli del collateralismo si allentarono &#8230; <a href="https://www.der-arbeiter.eu/wordpress/2010/09/11/difetto-di-legislazione-parte-terza/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: verdana,geneva;"><span style="color: #0000ff;">A quell’epoca la caduta del Muro di Berlino prima, che portò al superamento del PCI (1991), e dipoi l’inchiesta Mani Pulite, che determinò il crollo dei partiti politici tradizionali (1992-1993), ebbero una duplice conseguenza: i vincoli del collateralismo si allentarono e le componenti interne partitiche (in CGIL e UIL: in CISL le matrici correntizie erano diverse) vennero meno.</span><br />
<span style="color: #0000ff;">Ma il 1993, anno dei due importanti accordi interconfederali di cui sopra,  non segnò un nuovo inizio: mentre nei luoghi di lavoro l&#8217;unità d&#8217;azione sostanzialmente teneva, ai vertici essa progressivamente veniva disfacendosi. Il pacchetto Treu del 1996 pose premesse per un consistente rimaneggiamento della legislazione lavoristica che fu esteso nel 2003 dalla Legge 30. Ciò fece emergere divisioni crescenti tra le  confederazioni sindacali, che iniziarono a tradursi in accordi separati per i contratti collettivi nazionali di lavoro e financo per protocolli interconfederali.</span><br />
<span style="color: #0000ff;">L&#8217;atteggiamento collaborativo tenuto da CISL e UIL appetto a quello contrattualista della CGIL trovò riscontro in una progrediente mutazione genetica del sindacato stesso. Tra gli iscritti i pensionati erano cresciuti rispetto agli attivi, mentre le attività di servizio (vertenze individuali, formazione, assistenza fiscale, patronato) si erano sviluppate alquanto assumendo rispetto alle quote di tesseramento un&#8217;importanza economica notevole. Le correnti organizzate avevano lasciato spesso il campo ad aggregazioni variabili di interessi.</span><br />
<span style="color: #0000ff;">Mentre registrava un certo successo il sindacalismo “di base”, a dispetto dei pochi mezzi, al quale si erano aperti spazi nuovi, ed emergeva mediaticamente l’UGL erede della CISNaL, governo e parti datoriali agevolarono il passaggio delle confederazioni a un diverso modello ristorandone le forze, a maggior beneficio delle meno radicate sui luoghi di lavoro: mediante rimandi legislativi alla contrattazione con le “organizzazioni maggiormente rappresentative”, riformulate in “comparativamente più rappresentative”, che ne valorizzavano il ruolo; mediante il consolidamento della presenza in enti e organismi di vario genere e livello, che garantiva posti e frazioni di potere; mediante la proliferazione degli enti e delle strutture “bilaterali” che, pur essendo privati soggetti, spesso tendevano a svolgere funzioni parapubblicistiche e certamente introitavano risorse di un certo rilievo. In un quadro tale, il sistema di interessi particolari venutosi a consolidare rendeva logicamente impraticabile qualunque ipotesi di seria regolamentazione dell’attività sindacale. Guardando per solo esempio alla pratica invalsa della copertura paritaria tripartita, o a rotazione concordata, fra CGIL, CISL, UIL (con l’UGL tenuta a qualche distanza) dei posti spettanti in una pletora di organismi, enti, uffici e comitati, è facile osservare che essa, specialmente per chi ha meno iscritti o meno potrebbe vantarne in caso di certificazione regolamentata, risulta assai più vantaggiosa che non una ripartizione dei posti suddetti effettuata in proporzione alla rappresentanza effettiva.</span><br />
<span style="color: #0000ff;">MS</span></span></span><br />
<span style="font-size: small;"><span style="font-family: verdana,geneva;"><span style="color: #0000ff;">(continua – la prima e la seconda parte sono del 3 e del 5 settembre 2010)</span></span></span></p>
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