Tricolori ma per affari

Alla celebrazione del cinquantesimo anniversario della pattuglia acrobatica nazionale (le “Frecce Tricolori”) il sig. La Russa presente in qualità di attuale ministro della difesa ha avuto modo di sottolineare, tra l’altro, che essa è “il nostro biglietto da visita, il biglietto da visita dell’industria nazionale”, vedi qui l’articolo di stampa.
Non credo, invero, che le esibizioni per quanto pregevoli della pattuglia risultino decisive per il commercio degli armamenti. Che credo dipenda, piuttosto, da rapporti spesso inconfessabili fra venditori e acquirenti o, a voler pensar bene, dal quadro geopolitico, al limite – ma proprio al limite – dalla convenienza economica. Altrimenti, dopo il terribile incidente di Ramstein del 1988 nel quale tre piloti delle Frecce persero la vita  insieme a sessantasette spettatori, non si sarebbero più venduti aerei.
Vero è, tuttavia, che i mezzi utilizzati attualmente dalle Frecce Tricolori, oltre alle qualità acrobatiche, hanno funzioni di addestramento avanzato e di appoggio tattico leggero e che dunque le evoluzioni che abili piloti sanno trarne durante le esibizioni pubbliche costituiscono anche una dimostrazione dal vivo delle loro capacità.
In ogni caso la candida  franchezza del sig. La Russa, che non si può non apprezzare, evoca un fatto vero da sempre.
L’affarismo cosmopolita, e dunque apolide, è storicamente il massimo profanatore di quell’idea di patria che appartiene a un’identità naturale diffusa, manipolando la quale milioni e milioni di uomini furono sacrificati – e si può ben dire assassinati – in guerre immorali solo perché altri si arricchissero: luridi affari empiamente occultati all’ombra della bandiera.
Anche se fortunatamente tale non è il caso delle Frecce Tricolori, resta il fatto che a dei bravi  militari, a quanto pare, si chiede di rischiare la vita non tanto per illustrare la patria, quanto piuttosto per essere biglietto da visita dell’industria – anche se la società produttrice degli aerei è controllata da Finmeccanica, il cui azionista di riferimento è il ministero dell’economia – e presumibilmente delle sue vendite: per affari, appunto.
MS

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