I rapinatori, in galera. E i traditori della patria, dove?

Roberto Maroni ha appropriatamente definito la manomissione delle pensioni perpetrata dal gabinetto del bocconaro “una rapina a mano armata”.
Negli ultimi giorni ha inoltre definito “raccapricciante” l’intervento complessivo, una manovra “iniqua, ingiusta e discriminatoria” del quale le pensioni sono solo uno degli obiettivi. “Pure il ragionier Ugo Fantozzi sarebbe riuscito a fare di meglio”.
Fresco di una bella citazione di Albert Camus, attribuita anche a Che Guevara, a Vicenza (“Siate realisti, chiedete l’impossibile”), temuto dai culi flaccidi (i cicciopotami de Il Foglio ne scrivono oggi un articolino emblematico): potendo dimenticare la condotta di Maroni al Ministero del Lavoro, a quel tempo spudoratamente ribattezzato “del Welfare”, in materia di previdenza e di rapporti di lavoro – la sacconata che con sciacallesca sfrontatezza fu denominata “Legge Biagi” -  forse proverei nei suoi confronti un moto istintivo di simpatia.
E se proprio lui, fino a poche settimane fa ministro dell’Interno, parla di rapina, saprà bene quel che dice. Comunque i rapinatori di regola vanno cacciati in galera.
Ma quando le finalità retrostanti a ciò che oggi si manovra in Europa sono ispirate al tradimento, al servizio dei nemici della patria stessa che tirano le fila da New York tramite i corpi intermedi dell’usurocrazia cosmopolita come per esempio il cosiddetto Bilderberg Club, la Trilateral Commission, il Council on Foreign Relations, le questioni si fanno ancora più serie.
La vita è lunga, le cose cambiano, i regimi possono cadere e le carceri riempirsi. I morti si contano al termine della battaglia, non al suo inizio.
Dopo la disfatta del Terzo Reich alcuni tra i principali suoi esponenti furono pubblicamente processati, giusta una interessante applicazione retroattiva della norma penale, nella città-simbolo di Norimberga, mentre i capestri che ne attendevano un buon numero già erano stati virtualmente eretti.
Se i popoli, in solidarietà cooperante, vinceranno alfine la guerra per la vita e per la morte che l’usurocrazia mondialista ha scatenato aggredendoli con una finta “crisi” economica per rapinarli e schiavizzarli, allora forse un altro pubblico processo potrà essere celebrato nella località di Oosterbek del comune di Renkum presso Arnhem, in Gheldria, dove dal 29 al 31 maggio 1954 si tenne la conferenza fondativa del  famigerato gruppo che avrebbe preso il nome dall’hotel de Bilderberg, luogo della riunione. Processo regolare, pubblico, con difensori e giuria, naturalmente. E coi capestri già ben in vista perché la giustizia dei popoli, in alcune speciali circostanze, ha il l’obbligo morale di mostrarsi spietatamente esemplare.
MS

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